GRAZIE !

L’ho gia fatto in Consiglio Provinciale in diretta su telebelluno e voglio farlo ora anche sul Blog.
Parlo del ringraziamento alla terra bellunese, alla sua gente ed in particolare agli auronzani. Grazie per l’accoglienza e per l’opportunità data alla mia famiglia, venuta qui dal Trentino, di trovare qui le opportunità di lavoro che quella che è ora una provincia ricca allora non offriva

Nel 1953 mio padre Lionello arrivò a Longarone dalla Val di Non dove imperversava una tremenda crisi economica dovuta al crollo del mercato della seta ed alla monocoltura del gelso che dava da vivere a molte persone. Vi ricorda qualcosa? Mio padre prese in gestione un servizio di trasporto per conto delle ferrovie che aveva sede nella stazione di Longarone. Se vi capita di avere sottomano una immagine di Longarone prima del disastro date un’occhiata e vedrete due magazzini vicini a binari con una gru che serviva per scaricare le merci più pensanti. Li ho passato i primi anni della mia vita.
Nel 1954 i miei si sposarono nella bella chiesa arcipretale nel parco di Cavalese, paese di mia madre.

Quando nacqui, era il febbraio del 1956 e faceva un gran freddo, mio padre fu costretto a vendere la lambretta che serviva per le piccole consegne per pagare le spese. Soldi, come per molti a quei tempi, ne aveva pochi davvero.

A Longarone la mia famiglia ebbe prova della generosità della gente bellunese: una Domenica mattina venne a casa il direttore della locale cooperativa e offri ai miei un libretto che, come ricorderanno molto bene le persone meno giovani, serviva per poter fare la spesa anche se non si disponeva del denaro necessario. Il direttore della cooperativa si era accorto che mia madre comprava solo lo stretto indispensabile e talvolta nemmeno quello ed era venuto ad offrire il credito e la fiducia del paese a questa famiglia venuta da lontano a cercare fortuna.
Mio padre ringraziò calorosamente per la cortesia e la generosità ma dovette rifiutare l’offerta perchè non è costume della nostra famiglia fare spesa a credito, ed è una regola alla quale mio padre si è sempre attenuto anche a costo di pesanti sacrifici.

 I miei però non hanno mai dimenticato il valore di quel gesto ed io sono qui a renderne testimonianza affinché non sia dimenticato.

Nel 1954 mio padre venne in Auronzo con il camion ha consegnare i vetri per la centrale di Somprade e così vide quel paese di cui aveva visto giocare la squadra di hockey a Bolzano nel 1950: Auronzo di Cadore.

Nel 1960 decise di tasferire la famiglia in Auronzo,  avendo nel frattempo comprato un negozio di fiori che si trovava in via Dante, dove ora è la sala da pranzo del Red Cock pub . 

Il paese, rispetto al resto della Provincia era una specie di Eldorado dove chi aveva voglia di fare e capacità,  poteva fare fortuna. Ricordo che arrivammo a bordo del Leoncino OM di colore rosso e io viaggiavo seduto sul cofano motore, dentro la cabina, che era, in assenza di riscaldamento, bello calduccio. Mia sorella Marcella stava in braccio alla mamma e Carlo sarebbe nato in Auronzo nel 1965.

A molti sembrerà strano, soprattutto ai più giovani, apprendere che il Trentino ed il sud tirolo erano territori molto più poveri del nostro ma era così. Come vedete le cose possono cambiare e non sempre in meglio.

Nell’autunno del 1977 accadde che, mentre stavamo pranzando, mio padre mi chiese di decidere, riguardo al mio futuro, se volevo andare in Trentino o rimanere in Auronzo. La famiglia era infatti in procinto di rientrare in Trentino. Mio padre infatti riteneva che 30 anni di vita da migrante potevano  bastare e così tornò a vivere a Terres, il paese natale, seguito dal resto della famiglia anche se mio fratello che non faceva salti mortali dalla gioia…tant’è…

Io, non servirebbe dirlo, rimasi in Auronzo a mandare avanti la baracca, decisione che presi in tre secondi durante il pranzo. A onor del vero a favore della scelta di rimanere giocò il fatto che, andando via tutta la mia famiglia, sarei rimasto solo…. Festa grande a quei tempi in cui tutti i diciottenni facevano a gara per andare via da casa. Pensate la fortuna di avere invece i genitori che se andavano. Stesso risultato con metà fatica! 

Scherzi a parte devo dire a tutti gli Auronzani che li ringrazio moltissimo per aver accolto la mia famiglia prima ed il sottoscritto poi, nel migliore dei modi. Mai mi sono sentito discriminato ed ho sempre avuto buoni amici che mi hanno aiutato. Molti come e ovvio non ci sono più ma li ricordo con nostalgia come Barba Seo, Nene Lina, Alba e Alfredo, Tina con il papà e la mamma che la sera mi davano la peta bollente con il latte freddo che resta una delle cose più buone del Mondo, Milio che ricordo sempre elegante col suo cappello, Siro seidelucio che è stato una fonte inesauribile di racconti tra i quali mi sorprese il suo: chi che ha sentoi ha anche bruzuluai .
Mario il poeta col quale ho passato giornate a seguire la pubblicazione del libro di poesia dopo che battendo a macchina con due sole dita, aveva completato la bozza. Mario e Celso, le guardie che incutevano sempre un po’ di timore, ma che tenevano in ordine il paese.
Toni Marcon, Rizzetto, Vittorio, Angelo il barbiere, Gisulfo, Lolo, con le loro botteghe.
Il mio amico Carlo che rischiò di perdere un occhio durante una delle furiose battaglie a colpi di fionda. Berto che aveva il motorino col manubrio da chopper.
Dora che mi ha dato ospitalità con pazienza e che si affacciava alla finestra chiamandomi a cena come fa una mamma preoccupata.
Gerardo con il quale ho condiviso le più belle gite in montagna e che ho fatto disperare chiedendo un etto di prosciutto tutte le volte che mi accorgevo che aveva già pulito l’affettatrice. Rino che mescolava la politica con la vernice.
Italo che aveva il gusto della battuta salace ma si emozionò quella volta che lo pregai di raccontare a scuola la storia della ritirata dalla Russia che lui aveva vissuto.
Vittorio della posta per la sua cortese generosità.
Pino Rossi che mi chiamava dal rifugio col Agudo per avvertirmi che era pronto, praticamente un fratello maggiore…che nostalgia.

Potrei andare avanti e magari lo farò in futuro ma quelli che non ho citato non sono stati per me meno importanti. Di tutti conservo il ricordo e a tutti voglio dire grazie.

La vita non è solo ricordo ovviamente e così posso dire che se mi guardo intorno vedo molti visi amici e spero che le persone alle quali avessi direttamente o indirettamente provocato disagio mi perdoneranno. A tutti dico grazie.
Se Dio lo vorrà abbiamo molta strada da percorrere insieme e spero che potremo farlo in amicizia e collaborazione come una grande famiglia.

Ho trascorso il mese di settembre del 1963 a Longarone, ero ospite di una famiglia di conoscenti che per me erano più che parenti. Zia Meri e le figlie Edima, che era stata la mia bambinaia, e Luigina. La mamma era vedova e stava in casa mente Edima e Luigina lavoravano alla Faesite che si trovava in località Malcom. Ricordo che andavamo ad accompagnarle fino alla strada che scendeva ripida verso il piave, facevano i turni. Edi gestiva anche il cinema della parrocchia, quello che nel film Vajont si vede soggetto al terremoto, con la gente che scappa, pochi giorni prima del disastro. Mi ricordo bene quell’episodio perchè al cinema quella Domenica pomeriggio c’ero e fu proprio la zia Edi a portarmi in salvo.

Longarone era un paese di bambini e di nonni e così noi bambini eravamo liberi di scorrazzare tutto il giorno per la piazza del paese. La piazza dava da un lato sulla statale , verso la stazione, e c’era una scaletta ripida da cui si poteva raggiungere la stazione. Noi bambini stavamo ore a guardare le vaporiere che riempivamo d’acqua il serbatoio prima di affrontare la salita in Cadore oppure giocavamo a calcio finendo per centrare col pallone le auto, non molte per la verità, che transitavano sotto la piazza.

Scorreva così, allegramente, quel tiepido settembre del 1963. Sarebbe stato l’ultimo per quasi tutti i miei amici ma non potevamo certo preoccuparci di quello che uomini ostaggio del denaro e pronti a sacrificare migliaia di innocenti sull’altare della loro personale ricchezza stavano preparando per Longarone.

C’era un amico, un amico speciale come capita di avere, si chiamava Antonio e il suo cognome mi è tuttora, e nonostante le molte ricerche, sconosciuto. Antonio era un bambino allegro e viveva, come me, non lontano dalla chiesa, dietro l’albergo Posta. I genitori penso fossero in Germania emigranti stagionali e sarebbero tornati di li a poco. Credo abbiano avuto la fortuna di morire con la loro famiglia e penso sia andata così perchè di solito rientravamo ai primi di ottobre, quando cominciava la scuola.
Antonio aveva una pipa di terracotta, una pipa per le bolle di sapone. Bastava metterci un po’ d’acqua e sapone da bucato e soffiare….
Ricordo bene lo stupore nel vedere le bolle di sapone uscire a decine e salire al cielo con riflessi di arcobaleno.
Confesso che avrei voluto anch’io una pipa di terracotta ma la fiera era passata e di quelle pipe non se trovavano e per i regali poi si doveva aspettare Natale. Avevo già chiesto al mio Sentol , che era il capostazione di Longarone, una pipa per Natale e mi aveva suggerito di andare ogni mattina a salutare la littorina in partenza per Belluno, che poi a Natale ci avrebbe pensato lui a suggerire il regalo a Gesù bambino… Sognavo bolle di sapone tutte le notti…
Con Antonio e gli altri bambini venne il momento dei saluti, era ora di andare a scuola e così venne il papà da Auronzo a prendermi con la macchina. Ricordo che invitò la zia Meri a venire con noi in Auronzo. -Lascia sole quelle due benedette figlie che forse trovano un moroso – le disse ridendo e lei rispose che sarebbe venuta da noi a Natale che c’era la neve… Non ci saremmo più rivisti..

A zia Meri, a zia Edi, a zia Luigina, al mio amico Antonio, a tutti gli amici di cui ricordo il sorriso ma non il nome ed a tutti gli abitanti di Longarone, vittime innocenti, assassinate dagli uomini e non dalla natura, ammazzati vigliaccamente dal colonialismo rapace della pianura e dal codardo e colpevolmente irresponsabile comportamento di molti che ricoprivamo posti di responsabilità anche nel bellunese, a questi miei poveri amici,  dedico la mia vita e chiedo nella preghiera di sostenermi tutti i giorni.
Tutti noi dobbiamo a loro il dovere di difendere strenuamente  il nostro territorio affinché altri non debbano pagare, in quasiasi modo, per gli errori di quanti, della provincia di Belluno, vorrebbero far scempio per favorire interessi lontani.

Ciao Antonio, sono stato a Pirago per salutarti, l’altro giorno, ma di Antonio ce ne sono tanti e le foto le hanno tolte. Allora ho guardato in cielo e ho visto il tuo sorriso….e qualche bolla di sapone…

Silvano

Posted in Varie | Leave a comment

Acqua ….le responsabilità ….

In replica a mario vecellio salto che mi chiede…

I sindaci che fanno parte della provincia erano o no responsabili dei dati forniti alla società costituenda denominata bim?
Certamente i Sindaci come massima autorità del Comune avevano il dovere di fornire dati corretti sia riguardo allo stato delle reti e ancor di più sui dati relativi ai consumi. Purtroppo molti Sindaci hanno barato e il risultato è quello che suo vedere…

La provincia quale ruolo ha svolto in tutta l’operazione?
La provincia direttamente non ha competenze riguardo al servizio idrico integrato che è competenza dell’ATO tramite l’AATO autorità d’ambito territoriale ottimale di cui è presidente il presidente della provincia. Nel disastro che si è creato ha perciò maggiori responsabilità chi presiedeva l’ATO dall’inizio della vicenda. L’ente Provincia di Belluno tramite il presidente Bottacin ha reso pubblici dati relativi al dissesto e questa è stata la ragione per la quale è stato fatto fuori.

Chi doveva vigilare su quei dati e sugli investimenti che da tali dati potevano e sono poi scaturiti?
A vigilare sui conti del sistema idrico integrato dovevan essere i Sindaci di tutti i comuni del bellunese, tranne Alano e Quero che fanno parte dell’ATO alto trevigiano. I Sindaci fanno tutti parte del’ATO che ha affidato “in house” il servizio alla società BIM GSP appositamente creata e della quale gli stessi Sindaci, come rappresentanti dei comuni , sono azionisti.
I sindaci stavano perciò seduti nei due luoghi in cui si controllava al 100 % il servizio idrico integrato. Tutta la responsabilità è assolutamente e solo in capo ai sindaci del bellunese.

Concordi che il ruolo dei comuni in tutta l’operazione è stato per lo meno carente per non dire fallimentare?
L’esperienza della gestione del servizio idrico integrato in provincia di Belluno è una tragedia di cui deve essere scritto il finale e il leggio deve ancora venire. Credo che i responsabili non debbano passarla liscia.

Concordi che i rappresentanti dei comuni, nel loro ruolo di controllori almeno, hanno fallito sia come amministratori che come rappresentanti delle comunità?
Assolutamente difatto ho denunciato in più occasioni questo fatto, l’ultima in sala della magnifica comunità davanti a molt amministratori cadorini due settimane fa. Ho anche scritto un editoriale che è uscito sul corriere delle Alpi per il quale ho avuto reazioni piuttosto dure. La magistratura è ovviamente giá informata e le indagini sono in corso.

Io mi aspetterei un minimo di mea-culpa, invece no, si vorrebbe scaricare sull’utente una responsabilità che è solo loro.
Con quale coraggio si ripresenteranno agli elettori in occasione della prossima consultazione elettorale?
È quello che mi chied po’ anch’io ma se si parla con Antoniol e Zandegiacomo Orsolina sembra che siano stati altrove…il commento è il classico ..io non c’ero e se c’ero …dormivo…

Posted in Varie | Leave a comment

È giusto pagare l’acqua?

Non dico pagare il trattamento e la manutenzione della rete ma l’acqua…
Fatemi avere scansioni o anche originali o fotocopie di bollette di amici o parent che vivono altrovei per confrontarle con le nostre.

Dove è finita la battaglia per l’acqua promessa da Antoniol?

Perchè il nostro Sindaco ed il vicesindaco nascondono il fatto che sono responsabili, al pari degli altri sindaci bellunesi, della voragine da settanta milioni di euro che pendono sul nostro capo?

Perchè dobbiamo continuare a pagare l’acqua ogni anno di più fino a che ci strozzeranno con bollette elevatissime che dovremo pagare a qualche società che rileverà il servizio idrico bellunese?

Perchè nessuno dice che i consorzi irrigui della pianura pagano l’acqua pochi millesimi al metro cubo mente noi la paghiamo centinaia di volte più cara?

Perchè in pianura chi ha un pozzo pesca l’acqua in falda quasi gratis e noi per fare la neve per le nostre piste dobbiamo pagarla cara all’enel?

Perché i nostri amministratori non sono copaci di fare gli interessi del loro paese mentre si piegano volentieri a quelli della bassa?

Ma di chi è Auronzo?

Vogliamo una buona volta riprendere il controllo del nostro territorio?

O vogliamo piuttosto, come si vuole fare a Misurina, vendere quello che è degli auronzani da millenni?

Forse è venuto il momento di dare risposte e trovare soluzioni…
Diminuire il carico di spese che grava sulle famiglie è il primo modo per incrementarne il reddito….facciamolo insieme…

Posted in Varie | 3 Comments

A proposito delle gare d’appalto…

Qualche giorno fa sono stato avvicinato da un cittadino che ha in scadenza un contratto d’appalto per un servizio a egli affidato dal Comune, ottenuto dopo aver vinto una regolare gara d’appalto.
Il contratto in scadenza richiede una nuova gara per l’assegnazione del servizio perchè non è previsto il tacito rinnovo. Questo signore mi dice testualmente che in municipio gli hanno comunicato verbalmente di non potergli rinnovare il contratto “perchè Martini non vuole”.
Immaginate il mio stupore nell’apprendere che sarei contrario al rinnovo di un contratto di cui ignoravo la data di scadenza e del quale non si è mai discusso in Consiglio Comunale, da almeno tre anni.
Ho detto al cittadino preoccupato per il suo futuro che mai mi verrebbe in mente di esprimere preferenze riguardo ad una procedura di gara d’appalto e che tutti i cittadini, e lui per primo ovviamente, devono essere messi in grado di partecipare a parità di condizioni alle gare d’appalto in tutti i casi in cui risulta essere questa la procedura prevista dalla legge per l’assegnazione di incarichi di servizio o altro.
Vedo che il comune ha pubblicato un bando anche per l’assegnazione del Cinema ed ha fatto benissimo. Speriamo che i prossimi amministratori siano consapevoli della necessità di avere sempre procedure trasparenti che pongano tutti i cittadini nelle medesime condizioni di partenza. Questo eviterà che si verifichino episodi costosi e spiacevoli come quello che vede coinvolti, loro malgrado, alcuni cittadini auronzani e il comune di Auronzo per i fatti relativi al rinnovo contrattuale del ristorante “malga Rin Bianco”.
Auguro al cittadino che parteciperà alla gara per il servizio che attualmente svolge la stessa fortuna che auguro a tutti coloro che, seguendo le regole chiare e certe del bando, parteciperanno per ottenere non favori o regalie ma solo equità e giustizia.

Posted in Varie | 26 Comments

Il valore del volontariato e la politica…

Dobbiamo ringraziare le moltissime persone che in Auronzo spendono buona parte del loro tempo libero prestandosi a varie attività di volontariato, perchè tale va considerato l’impegno al servizio dello sport, della culltura, delle attività di sostegno agli anziani, la banda musicale e moltissime altre, e non meno importanti realtà. Forse dimentichiamo che insieme a tutte queste attività ce n’è una che, se svolta con genuino e onesto spirito di servizio, è assimilabile alle altre forme di volontariato. So che desterò sconcerto o ilarità tra i molti che di questi tempi ne hanno scarsissima considerazione, ma io credo che la Politica, se è missione e non ricerca del potere allora è davvero volontariato e merita la stessa gratitudine.
Qualnque amministratore comunale, soprattutto in questi tempi difficili, deve combattere tutti i giorni una battaglia difficile e faticosa per poter svolgere al meglio il suo compito. Il premio per il suo lavoro consiste il più delle volte in una dose massiccia di ingratitudine e un calcio nel sedere.
Mi sento perciò di ringraziare pubblicamente quanti dedicano agli altri, al servizio di una missione che volge al bene comune, con impegno e senza alcun tornaconto personale o di partito o di gruppo, la loro vita o anche solo una parte di essa.
Vi chiederete chi siano le meravigliose persone a cui mi rivolgo…
Credo che chi merita questo ringraziamento lo sappia di suo e sorriderà perché, come premio per quello che fa, considera più che sufficiente sentirsi dalla parte buona della vita.
Per gli altri verrà, un giorno, il giudizio di Dio….

Posted in Varie | 1 Comment

Il punto di partenza

Quando ho deciso di aprire questo Blog avevo in mente una forma di comunicazione diretta e senza il filtro delle redazioni dei giornali. Volevo tenere un filo diretto tra me e i cittadini che seguono la mia attività politica e amministrativa con una modalità interattiva come è quella consentita appunto da un BLOG che può ospitare commenti e contributi alla discussione dei vari temi.

L’esperimento è riuscito e l’interesse destato dal Blog è stato superiore a quello che avevo immaginato anche se condivido alcune delle critiche che mi sono state fatte a proposito di alcuni interventi anonimi piuttosto caustici verso taluni aspetti della vita del paese. Come ho avuto modo di dire altre volte l’anonimato nel blog è tale solo per i lettori ma l’autorità giudiziaria può risalire con rapidità alle genaralità di chi scrive ancorchè coperto da uno pseudonimo anche se francamente ritengo che in tutti i post, anche nei più salaci, non vi siano elementi che non siano già ampiamente conosciuti dalle autorità e del resto la massima autorità del paese è il Sindaco che credo una sbirciatina a queste pagine ogni tanto la dia e se non lui qualcuno dei suoi di sicuro…

Per rispondere a quanti mi hanno accusato di occuparmi di fatti che attengono alla vita privata di alcuno cittadino e che sostengono che nel privato ognuno può fare quello che gli pare: Credo che una persona che ricopre un  incarico pubblico o maneggia e gestisce denaro pubblico o riveste comunque, ed a qualunque titolo,incarichi di responsabilità debba dare prova di affidabilità e sobrietà anche nella vita privata e non può certo lamentarsi se la sua vita è, in qualche modo, sotto i riflettori, perchè questo non ha nulla  a che fare con il moralismo; è solo una questione di convenienza, di rispetto, di educazione. Se poi qualcuno preferisce indulgere agli eccessi senza curarsi del proprio buon nome allora scelga di rimanere nel suo privato ed eventualmente risponderà dei suoi comportamenti alla sua coscienza o alla sua famiglia. Ogni riferimento a fatti o persone è escluso.

Ora si apre per il paese una fase diversa e bisogna occuparsi del nostro futuro anche alla luce dei rapidi cambiamenti che investono la società civile e non risparmiano nemmeno una amministrazione comunale ricca come quella auronzana. Bisogna avere chiaro in mente un progetto da realizzare ne prossimi anni in Auronzo e per far questo si deve necessariamente partire dalla situazione attuale senza indulgere al passato poiche è necessario guardare al presente e soprattutto agli anni che verranno ed ai nostri doveri verso le prossime generazioni.

Alla luce di ciò ritengo che anche il blog, d’ora in avanti, debba occuparsi, anche se lo ha gia fatto in parte, del futuro e delle cose da fare con un occhio di riguardo alle idee che possono venire da ciascuno di noi.

Riguardo all’amministrazione ecco i punti sui quali lavorare

Conoscere, Capire, Aprirsi, Collaborare, Condividere, Intraprendere

Spero di ricevere consigli, proposte, critiche costruttive, idee…

Questo, è il punto di partenza….

Posted in Varie | 28 Comments

Il fondo Brancher esclude la ciclabile dei laghi

La prima notizia riguardante il fondo Brancher, di cui sono attesi i fondi per centinaia di
progetti presentati dai comuni che ne hanno titolo, per ragion che al momento mi sono sconosciute, il progetto relativo alla ciclabile dei laghi non è stato ammesso al finanziamento. Era il progetto che prevede il collegamento di Auronzo con Calalzo per realizzare un tratto della ciclabile che collega il Tirolo a Venezia e Come ricorderete mi ero speso perchè il comune di Auronzo, che era contrario a quest’opera, inserisse questa ciclabile nei progetti da finanziare.
L’appoggio del Comune di Auronzo arrivò all’ultimo minuto e la domanda fu presentata. Evidentemente nei carteggi inviati all’ODI di Verona per l’esame qualcosa non deve esser stato conforme al dettato del bando d’ammissione al finanziamento. Speriamo ci sia modo di recuperare questo importante progetto che inserisce il nostri paese nel circuito sempre più importante delle grandi ciclabili.

A margine di questo articolo aggiungo che il fondo Brancher corre rischi mortali in questi giorni per i tagli drastici che il governo sta imponendo alle autonomie speclali di Trento e Bolzano che potrebbero determinare una revisione degli accordi di Milano che regolavano fino ad ora le questioni finanziarie relative alle due autonomie comprendendo l’erogazione di 40 milioni di euro annui , a favore dei comuni confinanti, da parte di ciascuna delle due province a statuto speciale nostre confinanti.

Il sentimento più diffuso nelle due province in questi giorni è di profonda delusione per il mancato rispetto dei patti di Milano e si ritiene che se non verranno rispettati, e lo stanno decidendo gli incontri Dellai, Durnwalder, Monti, in corso in questi giorni, allora essi potranno essere disattesi laddove generarono l’impegno al contributo chiamato Fondo Durnwalder-Dellai-Brancher che noi chiamiamo semplicemnte Brancher.

La mia opinione è che si va verso un progressivo ridimensionamento delle capacità finanziarie delle province autonome di Trento e Bolzano e che questo comporta, attuato senza il completo accordo Del Sud Tirolo, il possibile distacco dall’Italia dei nostri confinanti di lingua tedesca con la completa riunificazione dell’attuale Alto Adige, frutto bacato della storia, con la madre Patria.
Ben diversa è la questione Trentina dove lingua e cultura sono italiane anche se con evidenti e fortissime influenze tedesche dovute alla pluricentenaria appartenenza all’Austria che ha segnato profondamente il funzionanmento delle istituzioni e l’organizzazione sociale.

Credo che a noi, abitanti delle terre alte delle Dolomiti, resta il dovere di batterci perchè il destino di marginalità e di sottosviluppo dovuto a decenni di dominio economico e cultuale veneto, favorito da una classe politica venduta ed asservita alla pianura, sia evitato.

Per far ciò è necessario sbarazzarci della rappresentanza politica tradizionale, che vorrebbe dividerci sulla base di sorpassate ideologie, alibi che servono solo a mascherare la politica parassita, scegliendo di mettere insieme le forze sotto la bandiera di una sola forza politica di rappresentanza territoriale che dia finalmente unità, voce e forza al nostro territorio.

Posted in Varie | 9 Comments

Il blog come forma di comunicazione

Carissimi lettori, vi ringrazio innanzitutto per la costanza con la quale seguite, in numero davvero sorprendente, questo spazio.
Come sapete un blog personale, come è il mio, è un spazio gestito da una persona che ospita degli articoli o post con tempistica dipendente dalla scelta, dettata anche dalla disponibilità di tempo, di aggiornare il diario, perchè di questo si tratta, con nuovi articoli su argomenti ritenuti interessanti per i lettori ai quali il blog si rivolge.
I contributi dei lettori sono ovviamente benvenuti e rendono il blog più vivo e interessante. Un blog non è però un forum dove chiunque può scrivere , previo registrazione con nome e cognome, e può discutere di argomenti diversi aprendo un suo topic.
Io spero di poter dar spazio a tutti coloro che hanno a cuore il paese e che intendono contribuire con i loro interventi a questo scopo.
Grazie a tutti.
Silvano

Posted in Varie | Leave a comment

Interessante intervento di Giunone Su HEIMAT

Pubblico in forma di articolo, la interessante risposta ricevuta dalla lettrice del Blog “Giunone” a proposito del mio quesito sull’esistenza di una HEIMAT cadorina.

Inviato il 06/02/2012 alle 21:35
Egregio Signor Mario Vecellio Salto,
non mi permetterei di dissentire sulla Sua precisissima definizione al quesito posto da Martini. La Sua felicissima esposizione impone a chiunque la legga il rispetto
per la persona che la ha scritta, poichè se ne evince la personale convinzione ed
una certa nostalgia per un tempo migliore di questo.
Ma probabilmente il problema, e mi scuso per l’ardire, a Lei come a me, dal nostro
Tutor è stato prospettato nel modo sbagliato.
Sul piano storico la Heimat corrispose ad una comunione di idee e di intenti che
inseriti e globalizzati sul piano antropologico hanno costuita una identità nazionale
compresa da tutti gli individui e dagli stessi strenuamente difesa.
Sarebbe per noi latini quello che romanticamente qualche poetastro ed i letterati di regime chiamavano ” l’amor patrio”. Tutto quello che per le genti germaniche era Heimat storicamente derivava invece
dalla consapevolezza, vera o ritenuta tale, di appartenere ad una Nazione potente e con l’Impero Austroungarico storicamente la più potente del mondo.
Questa digressione solo per dire che – da questo punto di vista – al quesito di
Martini, come Lei giustamente osserva, bisogna rispondere negativamente.
Il Cadore non ha mai avuta una Heimat a mio parere.
Ben altra cosa erano le Regole ed i Laudi che ne davano conferma giuridica. A voler
essere precisi l’ispirazione di fondo era quella derivante dalla pratica del Cristianesimo e dei suoi Comandamenti. Lei li conosce tutti e ne avrà certo avuta la
mia stessa impressione. Ma la chiave di lettura rimane quella di una socialità bene espressa nei suoi valori fondamentali, etici e religiosi pragmaticamente infusi nella vita quotidiana.
Niente a che fare con il pensiero che l’Impero volle imporre con la Heimat,
poichè le Regole furono norme collaudatissime ma solo sul territorio.
A pochi chilometri di distanza il fenomeno scompariva o prendeva forme diverse.
Sarebbe solo il caso di citare Autori dei due secoli scorsi i quali proprio inneggiando
alla Heimat ne hanno stravolto l’iniziale visione politica con una immersione
nelle dottrine filosofiche che hanno dato la stura ad una cultura biecamente elitaria foriera di spaventose tragedie iniziate con la presunta supremazia di alcuni popoli su altri.
Ecco perchè dico che non solo il Cadore, ma addirittura l’Italia hanno mai avuta una
Heimat. E’ stata la nostra origine culturale greca prima e latina a salvarci
da un nazionalismo esasperato. C’è stata la infelice esperienza del ventennio : quì si cercò di scimmiottare la Heimat con la riesumazione della “romanità” ma per fortuna durò poco.
Noi come popolo, malgrado le retoriche parole dell’Inno di Mameli l’Unità Nazionale
la dobbiamo ancora digerire. E resta da vedere se – attualmente – sia un bene od un male datosi che saremo molto presto costretti a condividere usi, costumi e religioni
di Nazioni che proprio attraverso una distorta applicazione di una Heimat personale
vorrebbero imporci la loro.
Spero di non avere annoiato nessuno.
Particolarmente Lei, Signor Giovanni, dal quale sarei ben felice di ricevere un cenno
di riscontro.
Con il saluto cordiale ai blogghisti del Martinetto.

Posted in Varie | 8 Comments

Esiste una Heimat Cadorina?

Mi interessano le forme di autogoverno che spettano alle comunità, in base al principio di sussidiarietà, ed in generale le forme di governo rispettose della storia e della cultura dei territori. Di questo ho avuto modo di discutere durante le innumerevoli occasioni di incontro nel corso degli ultimi vent’anni e molti sono state in queste settimane in cui abbiamo dato vita al movimento BARD Belluno Autonoma Regione Dolomiti, le volte in cui si e parlato di autonomia.
L’altra sera un giornalista mi ha chiesto: esiste un sentimento di appartenenza Cadorino? Esiste cioè qualcosa di simile alla HEIMAT dei Sudtirolesi?
Domanda interessante alla quale non ho potuto e voluto dare una risposta secca, rispondere con un si oppure un no, perchè vorrei cercare di capire se effettivamente una HEIMAT Cadorina esiste ed in che misura questo sentimento sia diffuso nelle nostre vallate. Certo questo blog non è forse il luogo adatto per un sondaggio ma giro comunque a voi, cari lettori, la domanda sulla HEIMAT e spero di leggere qualche contributo.

Posted in Varie | 8 Comments